Coronavirus: calano i clienti nei ristoranti cinesi

Coronavirus: calano i clienti nei ristoranti cinesi
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ll Coronavirus è ormai da settimane uno degli argomenti più seguiti dagli italiani sia attraverso la televisione che i giornali e i vari siti web che riportano le notizie dalla regione di Ubei.

Al momento sono oltre 700 i morti ufficialmente accertati, mentre sono oltre 31 mila i casi di contagio, ed i numeri sono in crescita.
La psicosi del virus si è rapidamente espansa a tutti gli altri paesi ed anche in Italia con alcuni casi di contagio la situazione sta diventando più critica anche se sono stati attivati tutti i necessari protocolli sanitari.

Uno degli effetti causati da questa situazione, amplificata dai social dove appaiono continuamente notizie sia vere che "fake", è la crisi dei ristoranti cinesi che in Italia hanno avuto un grande successo, ma che attualmente registrano un continuo calo di clienti.

La situazione di Palermo

Secondo quanto viene riferito dalla stampa, nella zona di Palermo in 15 giorni sono stati persi 50 posti lavoro ed il calo del volume di affari dei ristoranti cinesi si attesta sul 50%, un vero e proprio bollettino di guerra.

La psicosi del Coronavirus ha colpito gravemente i 30 ristoranti della città che propongono cibo cinese ed hanno in totale un giro d’affari che supera 5 milioni di euro su base annuale.
Marco Mortillaro, nella sua posizione di direttore della "comunità cinese d'Oltremare" una delle due maggiori del capoluogo siciliano, parla di un grave rischio causato dalla paura che il virus ha innescato nelle persone inducendole a non frequentare i ristoranti cinesi.

In sintesi, continua Mortillaro, gli affari vanno a picco, e per cercare di sensibilizzare in modo positivo l’opinione pubblica della zona e non soltanto, i ristoratori cinesi, hanno organizzato una cena in un ristorante di Via Malaspina, il Takumi, alla quale saranno presenti come commensali molti di loro, insieme a clienti abituali e persone appartenenti alle istituzioni locali. Mortillaro sottolinea come la materia prima utilizzata nelle loro pietanze dai vari ristoranti cinesi, sia di provenienza locale. Ad esempio per il sushi viene utilizzato del pesce che proviene da Mazara del Vallo.
Non si deve fare l’errore, dice Mortillaro, di pensare che gli ingredienti utilizzati provengano direttamente dalla Cina.

La situazione a Siena

Anche in Toscana la situazione non è diversa da quella di Palermo, con un calo considerevole delle presenze nei ristoranti cinesi. Hao Hai Xu, senese di origini cinesi, dopo l’arrivo delle notizie riguardanti il virus è naturalmente preoccupato riguardo alle condizioni di salute dei suoi parenti che vivono nel paese asiatico, ma nello stesso tempo pone l’accento sui casi di discriminazione che si registrano soltanto sui social ma anche nella vita reale, citando come esempio la notizia del video di Firenze nel quale si vedeva un italiano che offendeva in modo pesante una coppia di cinesi proprio in merito alla trasmissione del virus.
A questo, continua Hao Hai Xu si aggiungono poi le bufale che si trovano sul web e cita il video della ragazza, con chiari tratti orientali, immortalata mentre stava mangiando un pipistrello, animale che secondo una teoria, sia il punto di partenza del contagio.

Il giovane cinese, segnalando che il video non è stato girato in Cina ma in Micronesia, parla chiaramente di una informazione fuorviate e non seria. Jie Wang, titolare della Rosticceria La Rosa, che vive in Italia da 30 anni e che la considera come una seconda casa dichiara che nel suo paese di origine la situazione è "sotto controllo" ma che nello stesso tempo è necessario prestare molta attenzione.
Parlando dei risvolti che si sono avuti in Italia, conferma che per molto ristoranti e negozi cinesi è una situazione negativa e che capisce i clienti che hanno paura di essere contagiati, ma nello stesso tempo afferma che il rischio è pari a zero in quanto i prodotti che vengono "lavorati" sono di provenienza italiana.

Nello stesso tempo Jie Wang sostiene che i clienti "più fedeli" continuano a frequentare il locale, superando la psicosi e afferma che far arrivare i prodotti dalla Cina, oltre che contro logica, sarebbe anche antieconomico. Anche Chen Fei Wang, titolare di una azienda che vive a Siena da 3 anni, ma da 20 in Italia, e produce i "Ravioli Wang", conferma che gli ingredienti base dei suoi prodotti sono italiani e che la carne è di un fornitore senese.

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