L'Europa dice basta ai monouso di piatti, bicchieri e cannucce

Il 31 maggio sancisce il termine ultimo per usare stoviglie di plastica.
Vanno definitivamente in pensione in tutta Europa piatti, bicchieri, posate e cannucce monouso.
La direttiva UE antiplastica Sup (Single use plastic) entrerà effettivamente in vigore in tutti gli stati membri dal 3 luglio 2021 e coinvolgerà una lunga lista di prodotti di uso quotidiano.

Addio plastica monouso in Europa

La plastica usa e getta ha i giorni contati.
A definire la fine dell’uso dei prodotti in plastica è l’Unione Europa con una direttiva che vieta l’uso all’aperto o al chiuso di questi prodotti monouso.
La direttiva parte il 31 maggio ma diventerà effettiva a partire dal 3 luglio.

Nel dettaglio, quello che non potrà più essere usato saranno le tazze, i piatti, i bicchieri e ovviamente forchette, cucchiai, coltelli e tutte le posate in generale fatte di plastica.
È ancora ammesso l’uso di bicchieri di carta con uno strato di plastica, purché se ne riduca i consumi.
Vietate anche palette, cannucce e bastoncini cotonati per le orecchie che spariranno dagli scaffali di negozi e supermercati.

Non si potranno più usare i prodotti costruiti con plastiche oxo-degradabili, perché non sono considerati biodegradabili.
A tal proposito in Italia già da tempo è previsto nell’art. 226-bis, al comma 1 del d.lgs. 152 del 2006, il divieto di commercializzazione per le borse di plastica oxodegradabili.

Messi al bando anche i contenitori alimentari per bevande o destinati agli alimenti che non potranno più essere venduti se fatti in polistirolo espanso.

L’EPS ( acronimo che intende riferirsi al Polistirene Espanso Sinterizzato) è un materiale atossico e inodore ma è assolutamente non biodegradabile, per questo non più permesso.
Al momento è possibile usare soltanto un bio-polistirolo che è stato progettato per disperdersi senza pericolo per l’ambiente e l’uomo.

Addio plastica monouso in Europa
Anche il settore foodstreet verrà rivoluzionato: chi vende cibo da strada non potrà più servire le proprie pietanze in stoviglie usa e getta di plastica.
Questa transazione ecologica potrebbe portare alla creazione di materiali più sostenibili, in grado di non gravare sull’ecosistema della terra e soppiantare lentamente la plastica.

L’Unione Europea specifica che esistono alcune categorie di oggetti che non sono coinvolti nel divieto di uso e vendita, ma ne consiglia una limitazione dell’uso e consumo.
Si venderanno ancora bottiglie di plastica, sacchetti monouso come quelli destinati ai rifiuti, i contenitori per bevande e alimenti utilizzati esclusivamente per il consumo immediato e biodegradabili, e anche pacchetti e involucri di plastica.

Le salviette umidificate, gli articoli sanitari, i filtri per tabacco e gli attrezzi da pesca sono specificatamente lasciati fuori dalla lista dalla direttiva perchè hanno quasi tutti un'alternativa riciclabile.

Cosa accadrà in Italia

In Italia il ministro per lo Sviluppo Economico, Giancarlo Giorgetti, lo scorso 27 maggio, ha ipotizzato uno slittamento per l’entrata in vigore della direttiva europea nel Paese, perché, cita una nota ministeriale, "sarebbe coinvolto anche il settore della carta, che dal punto di vista ambientale, non ha un’impatto negato come invece la plastica".

Sempre dal Ministero dello Sviluppo Economico viene ipotizzato uno slittamento in avanti anche per l’entrata in vigore della Plastic Tax del 2022.

L’inizio ufficiale di questo intervento è previsto per il primo gennaio.
La Plastic Tax aveva già subito slittamenti a seguito del Decreto Sostegni-bis, all’articolo 9, che riguarda il perdurare della pandemia da Covid19 e il conseguente clima incerto.
Il decreto pone la possibilità di derogare nuovamente l’entrata in vigore della tassa dedicata alla diminuire dei danni da inquinamento provacati dall'uso indiscriminato della plastica.

I provvedimenti studiati per limitare il commercio e l’utilizzo di questo materiale col fine di salvaguardare l’ambiente e la salute potrebbero avere grosse ripercussioni per settore della plastica secondo Confindustria che nei giorni scorsi ha sottolineato come in Italia sia un comparto che occupa circa 50 mila lavoratori.

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