Spesa alimentare: è boom per i canali alternativi

Comunicare, giocare, studiare e persino fare riunioni e colloqui di lavoro: sono alcune delle attività che un crescente numero di utenti svolge via internet, facendo del web un luogo sempre meno virtuale e sempre più necessario nella vita di tutti i giorni. Un processo che la comparsa del Covid-19 ha accelerato, contribuendo a modificare rapidamente le abitudini degli italiani. Così, anche i modi e i tempi della spesa alimentare sono cambiati, come rivela lo studio condotto da Nomisma e Crif teso ad analizzare l'impatto dell'emergenza sanitaria sulle vite degli italiani, sulle loro aspettative e i loro consumi.

La spesa alimentare esce dal "negozio" e si sposta online

Il 70% delle persone coinvolte nella ricerca ha effettuato almeno 1 acquisto online nel corso del 2020: è questo ciò che emerge dall'Osservatorio The World after Lockdown di Nomisma e Crif. Se l'aumento degli acquisti via web non stupisce, essendo una delle conseguenza del lungo periodo di lockdown che ha caratterizzato la scorsa primavera, un altro dato suscita grande interesse: il 37% degli acquirenti ha destinato una maggior quota delle spese al cibo. Una tendenza che sembra consolidarsi, complici le reiterate chiusure di ristoranti e bar necessarie per far fronte alla diffusione del Sars-Cov-2.

Gli acquisti di alimenti tra grande distribuzione e canali alternativi

Le maggiori insegne della grande distribuzione si sono adattate prontamente a questo nuovo scenario, attivando e migliorando i servizi di vendita online. Attraverso App per iOS e Android, i loro clienti possono passeggiare tra gli scaffali, consultare i volantini delle offerte, scegliere gli aliemnti desiderati e riceverli comodamente a casa. In alternativa, è possibile ritirare la spesa presso il punto vendita, dove viene opportunamente confezionata e preparata per il ritiro: si tratta del click&collect, un modo per coniugare rapidità e sicurezza, ordinando online senza rinunciare al contatto "fisico" con i negozi del territorio e al consiglio di un addetto. Questa modalità viene scelta dal 16% degli utenti mentre il 78% preferisce la consegna a domicilio. Il rimanente 6% degli intervistati sceglie invece di approfittare dei "locker", moderni distributori automatici dove il ritiro dei prodotti è semplice, sicuro e senza limiti di orario. Essendo collocati in luoghi quali le aree esterne dei centri commerciali o i distributori di benzina, sono accessibili in qualunque momento. Non mancano, poi, siti di e-commerce e App non riferibili a brand di supermercati, specializzati nel rendere la spesa online sempre più semplice e interessante: assicurano il rifornimento anche di prodotti particolari, difficili da trovare nei comuni negozi, o di "meal kit", i pratiche box contenenti tutti gli ingredienti necessari per la realizzazione di una particolare ricetta, già dosati in base al numero dei commensali. Una vera rivoluzione, figlia del ritrovato amore degli italiani per i fornelli domestici che ha caratterizzato il periodo del primo lockdown.

Identikit dei consumatori che scelgono il food online

Chi sono gli utenti che scelgono più frequentemente i canali alternativi per la spesa alimentare? E quali le motivazioni che li muovono? L'Osservatorio The World after Lockdown rileva che si tratta soprattutto di persone e famiglie con un reddito medio-alto. Ciò in ragione del maggior costo di tale spesa. É la comodità, invece, a spingere un sempre maggiore numero di italiani a fare la spesa online. Per il 27% degli intervistati, tale comodità si concretizza nella possibilità di fare acquisti 24 ore su 24 mentre il 18% del campione analizzato sceglie il food shopping online per evitare code e perdite di tempo. Il 17% è spinto dalla desiderio di acquistare da casa in assoluta sicurezza. Ciò però non significa rinunciare alla qualità: soltanto il 31% afferma di prediligere prodotti più economici rispetto agli anni precedenti, lasciando presagire che il boom che ha premiato i canali interattivi segnerà anche il prossimo futuro.

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